Sprofondati nel salotto di casa a gustarsi film e partite di calcio non immaginavano di rischiare una pena, teorica, che va da sei mesi a tre anni di reclusione. Hanno scoperto solo dopo l’identificazione da parte della polizia che guardare Sky a sbafo può costare caro: diciotto utenti-pirata potrebbero ritrovarsi presto a processo con l’accusa di aver violato la legge sul diritto d’autore. La sezione riminese della Polizia postale dopo aver denunciato un 45enne commerciante del Riminese, titolare di un negozio di articoli elettronici, hanno dato la caccia ai cliente che usufruivano della programmazione satellitare dell’emittente a prezzi notevolmente inferiori a quelli di mercato, grazie a un sistema truffaldino, legato all’attività di “ca rd sharing”. Un sistema fuorilegge capace di sfruttare un singolo abbonamento Sky (regolare comprendente il bouquet completo) per la visione diffusa di più persone. Per rendere possibile l’operazione era necessario avere una connessione internet e l’aggiornamento periodico dei codici “chiave” che il negoziante, appassionato di informatica, era in grado di decriptare per poi rigirarlo ai suoi personali “abbonati”, almeno cinque volte più numerosi di quelli identificati. Ciascuno di loro corrispondeva al negoziante un cifra attorno ai quaranta euro per la tessera e pagavano per acquistare il decoder modificato. L’organizzatore del giro provvedeva poi a canalizzare i codici di accesso di Sky in un apposito server, per poi criptarli e inviarli tramite connessioni internet ai clienti. Insomma, un circuito privato che prendeva il segnale satellitare e lo diffondeva per strade diverse da quelle “ufficiali” di Sky. Attraverso una connessione internet permanente venivano inviati i codici di accesso criptati, costantemente aggiornati, permettendo così la visione in chiaro dei canali. Per vedere tutta, ma proprio tutta l’offerta di Sky si arrivava a un massimo di 200 euro all’anno. L’indagine sulla vicenda è partita da una lettera anonima inviata da un riminese che sosteneva di essere un abbonato regolare di Sky indignato dal fatto che lui spendesse tanto per vedere quello che un suo amico “disonesto” guardava a prezzi stracciati. Una “spiata” che non ha lasciato indifferente l’ufficio legale della società televisiva da sempre attiva nel prevenire e impedire lo sviluppo di reti pirata. Un fenomeno meno diffuso che in passato, ma comunque presente nel Riminese.

Marco Andreoli
Sull'autore

Ex capo redattore di una nota testata editoriale in Romagna. Mi occupo prevalentemente di cronaca.

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