«La piadina, almeno in Romagna, la vorremmo mangiare fatta all’istante, e non confezionata». Il reclamo arriva da alcuni turisti che, entrando in un negozio di piada, se la sono vista preparare e farcita dopo averla vista tirata fuori già fatta e preconfezionata in sacchetti. Sconsolato il commento: «Eravamo io e mio figlio a chiedere di farci una piadina, e insieme abbiamo convenuto che a quel punto ci conveniva andarla a comprare al supermercato e scaldarcela da noi, come facciano a casa, nella nostra città». Non è il primo caso di lamentele che hanno avuto ad oggetto la piadina romagnola “preconfezionata” e servita in un esercizio dedicato. Un simbolo “doc” da queste parti, che nel fine settimana troverà vera consacrazione nel “Piadina day”, ma intanto finisce al centro di lamentele di villeggianti della zona turistica balneare a sud di Cesenatico. Non è proprio piaciuta la scena degli impasti già di forma tonda e piatta tirati fuori dal cellophane e poi messi a scaldare. I bagnanti trovano normale che si faccia questo in uno stabilimento balneare, ma non altrettanto in un negozio che ha come vocazione la somministrazione di piadina romagnola. «Se la piadina è un prodotto tipico di Romagna vorremmo che lo fosse per intero – è il rimbrotto scandito dal turista – Altrimenti che differenza c’è con quella del supermercato o prodotta in maniera industrial?». E’ una questione di opportunità, magari, perché è consentito che la piadina, anche se somministrata in un chiosco tradizionale venga servita preconfezionata e solo da scaldare. Ma i malumori emersi meriterebbero forse una riflessione.

Pier Stella
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Tutto ciò che dovete sapere su di me, probabilmente, l'ho già scritto. Mi occupo di politica, di cronaca e di eventi.

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