Una piccola ma significativa vetrina che si apre nello spazio espositivo di viale Baccarini, che cerca di riassumere, la fisionomia essenziale di un patrimonio di circa 15mila manufatti presenti nei depositi del museo manfredo. Grazie all’esperienza e alla dedizione dei curatori Carmen Ravanelli Guidotti e Valentina Mazzotti per la parte retrospettiva, Claudia Casali per il primo ’900, Stefano Dirani per il ’900 faentino, Rolando Giovannini per il secondo dopoguerra, sono state selezionate circa un migliaio di piastrelle e mattonelle da rivestimento. Materiale che spazia in ambito temporale dal Medioevo ai giorni nostri. Del materiale presente in mostra, circa i due terzi sono di origine italiana, con ampie incursioni nella dimensione campana e sicula, mentre il restante è composto da una seppur minore molto significativa rappresentazione della manifattura internazionale. In questa parte sono infatti presenti testimonianze di pregio provenienti dall’Oriente ma anche da diversi paesi europei (Francia, Spagna, Olanda) e dalla Turchia. Tra i più importanti pezzi presenti all’interno del campionario presentato a Faenza, si possono trovare anche famose firme da Sottsass alla Campi, da Mari a Munari, da Scanavino a Zauli. « L’inaugurazione di questa nuova sezione – spiega la direttrice del Mic, Claudia Casali – arriva con qualche mese di ritardo visto che l’apertura era stata prevista nel 2012. Al di là dei ritardi oggi possiamo comunque dare il via a questa nuova ala espositiva che arricchisce di aspetti particolari e suggestivi l’offerta artistica e culturale del museo». Un risultato importante e non scontato in un periodo come questo che, sempre per la Casali «permetterà al visitatore di entrare in contatto diretto con manufatti di uso comune nell’e v o l uzione storica e geografica del vivere. Per la maggior parte si tratta di mattonelle smaltate e invetriate da rivestimento parietale e pavimentale. Inoltre – prosegue la Casali – sarà possibile ammirare anche un ristretto numero di ceramiche ad altro uso architettonico (tegole, mattonelle da stufa, mattoni) o decorativo anche con fini devozionali (pannelli con figure e vedute)». Per la curatrice della sezione retrospettiva Valentina Mazzotti «la scelta che abbiamo fatto di affiancare alle mattonelle anche alcuni esemplari di vasellame, testimonia la condivisione di medesimi motivi decorativi e stilistici su differenti supporti ceramici. Il duplice ordinamento geografico e cronologico d el l’esposizione – aggiunge la Mazzotti – consente di focalizzare l’evoluzione tecnico-stilistica delle mattonelle attraverso i secoli e di cogliere le reciproche affinità e influenze tra Occidente e Oriente».

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