«C’è tempo fino ai primi di giugno: basterebbe il sostegno di tutti e siamo pronti a partire». Marco Poziello, uno dei quattro organizzatori della Nove bar, la pedalata alcolica che lo scorso anno ha raccolto 5mila partecipanti, va dritto al punto: «Ci hanno chiesto da altre città di esportare l’evento ma non vogliamo: è fatta per Rimini e non farla sarebbe un peccato mortale». Il casus belli riguarda le richieste che sarebbero arrivate dal Comune per modificare l’appuntamento: abbandonare le bici e fare le tappe nei locali a piedi. Poziello è chiaro: le voci che sono arrivate anche a noi sono queste ma dico già che o la pedalata ce la fanno fare nel formato originale, oppure non facciamo niente». Lo spiega chiarendo che «non c’è alcuna polemica col sindaco e l’assessore Sadegholvaad, che hanno un ruolo preciso: non è facile gestire un evento che ha spaccato in due la città alimentando non poche polemiche. Se ci chiedono delle modifiche per fare passare un altro messaggio capiamo, ma ripeto: non siamo pronti a modificare». Il giovane organizzatore sottolinea in particolare il discorso di San Gaudenzo che lo scorso anno aveva fatto il vescovo e in cui nel mirino era finita la Nove bar, mai citata direttamente ma definita come una «iniziativa di trasgressione selvaggia». Poziello ammette: «E’ stata una critica pesante che non ci aspettavamo e che ha inciso in modo determinante». Però l’ideatore della pedalata alcolica, che ha aperto un negozio di bici, il Dafne fixed in via Carlo Cattaneo, non getta la spugna: «Il tempo per organizzare c’è tutto: ci basta che entro i primi di giugno ci venga dato il via libera e siamo pronti a farla: le richieste sono tantissime e spero che si capisca che un evento che richiama migliaia di persone non è facile da trovare: perderlo sarebbe una sconfitta per tutti».

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