L’autunno scorso, se ne raccoglievano a grappoli, morte sulla riva. E di quelle ferite, poche si riuscivano a salvare. Ora la guardia costiera ausiliaria traccia il bilancio di quella moria e lancia l’appello: ben 300 tartarughe spiaggiate l’inverno scorso tra Porto Corsini e Cattolica, lungo tutta la costa romagnola, e solo 10 quelle salvate. Oltre 150 quelle trovate morte solo sui lidi ravennati. «Erano per lo più vittime dei pescatori», dicono i volontari della guardia costiera ausiliaria che si appoggiano al centro di Riccione per ricoverare quelle sopravvissute: «Ci vorrebbe un centro di accoglienza anche nel Ravennate: i numeri sono altissimi». Ma, nonostante le difficoltà, qualche miracolo ancora si compie. L’ultimo è stato quello che ha visto “resuscitare ” la bella Shakira, una tartaruga di mare pesante oltre 20 chili, coperta da un carapace lungo 65 centimetri. I volontari l’hanno pescata a sud di Rimini e, dopo sei mesi di “ospedale” a Riccione, l’hanno liberata il 3 agosto scorso al bagno Tamerici di Marina di Ravenna. Impossibile, in realtà, dare una causa esatta della moria dello scorso anno, ed è difficile ad oggi prevedere come sarà l’autunno, anche se spiaggiamenti si sono registrati anche quest’estate. Ma nella maggior parte dei casi, rilevano i volontari della Guardia costiera ausiliaria, le tartarughe morte a riva sono vittime di battute di pesca. «Per loro, lo specchio di mare di fronte alle nostre coste – spiega Giuseppe Curcella, vice presidente dell’associazione di volontariato che ha sede a Ravenna ma è attiva su tutto il litorale -, è come un ristorante. Sono ghiotte di crostacei e qui li trovano a pochi metri di profondità». Poi, però, incagliano nelle reti o vengono travolte dalle barche e, morte al largo, si lasciano trasportare dalle correnti fino a riva. «I numeri sono ormai talmente alti che ci vorrebbe anche nel Ravennate un centro di raccolta per le tartarughe sopravvissute – aggiunge il presidente regionale Paolo Turchetti -. La regolamentazione però impedisce di tenerle in un luogo più di 48 ore senza un biologo o un veterinario. Per trovare un luogo adatto, ci vogliono risorse finanziarie che la nostra associazione oggi non ha». E quindi, una volta ripescate (se vive, si intende), vengono spedite a Riccione (alla Fondazione Cetacea) dove, per una riabilitazione completa, rimangono ricoverate anche mesi. La Guardia costiera ausiliaria non fa solo questo; garantisce sul territorio un presidio di sicurezza in mare e tutta un’altra serie di attività di controllo che vanno dal monitoraggio degli incendi in pineta a quello della zanzara tigre su coste e zone interne. Per diventare volontario, basta un corso di formazione: una decina di lezioni organizzate dalla stessa Onlus che si tengono ogni anno a primavera gratuitamente. Solo nel 2018, su tutta la costa, i 124 volontari dell’associazione hanno garantito 38 turni operativi in mare, 127 ore di navigazione, e pattugliato 500 miglia di mare: affiancano la Guardia costiera (quella in divisa, s’intende) nelle operazioni di controllo delle spiagge, e di recupero di imbarcazioni in difficoltà.

Marco Andreoli
Sull'autore

Ex capo redattore di una nota testata editoriale in Romagna. Mi occupo prevalentemente di cronaca.

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