Dato in linea con il 53,6% della media regionale e in miglioramento rispetto agli anni scorsi. Solo la green economy è in grado di attirare le imprese ravennati, che più di tutte in regione hanno risposto con azioni mirate alla sostenibilità ambientale. L’innovazione trova facilmente spazio nelle imprese medio grandi e molto meno nelle piccole, in provincia come in regione, e i settori che meglio rispondono a questa esigenza sono la chimica e l’agroalimentare. «La Camera di commercio – sottolinea il presidente Natalino Gigante – è assidua e presente nei confronti delle imprese e vuole dare un contributo sul grande tema dell’innovazione». Chi introduce innovazioni riesce a migliorare i propri prodotti e servizi e in questo modo conquista nuovi mercati a livello globale, grazie anche a una fitta rete di relazioni. Dall’indagine, illustrata ieri da Valerio Vanelli, docente dell’università di Bologna, risulta che un’impresa che opera solo sul mercato estero negli ultimi dieci anni ha aumentato il proprio fatturato del 15% mentre quella che vende solamente in Italia ha visto scendere i propri ricavi del 28%. Nelle aziende innovative il fatturato cresce, a Ravenna più che altrove in un quadro comunque di grave crisi; gli investimenti non calano per il 56,1% dei soggetti intervistati, percentuale molto più alta fino al 2011. Il perdurare della recessione ha contratto l’a cquisto di macchinari, attrezzature e di hardware e ha inciso sull’occu pazione, il 24,4% delle imprese (il 28,8% in regione) ha ridotto il numero degli addetti. Gli ostacoli sono rappresentati dalla pressione fiscale per il 76,5%, dalla difficoltà di reperire finanziamenti e personale qualificato, dal rischio di impresa troppo elevato. Per quanto riguarda la tecnologia dell’in for mazione e della comunicazione (Ict) e la green economy da Ravenna arriva la disponibilità maggiore. Solo due aziende dicono di non possedere alcun tipo di connessione internet mentre il 21% utilizza l’e-commerce. Il 18,3% delle imprese dichiara di aver seguito la conversione verso la green economy (il 15% la media regionale), dato che sale al 50% per le reti di impresa nei settori dell’agro alimentare e nel manifatturiero. «Se il 53% del campione intervistato non investe in innovazione siamo di fronte a un dato negativo – spiega Alessandro Curti, presidente di Eurosportello – e a una questione culturale ed economica. La mancanza di risorse e la burocrazia ingessano le imprese».

Marco Andreoli
Sull'autore

Ex capo redattore di una nota testata editoriale in Romagna. Mi occupo prevalentemente di cronaca.

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