Tradizionale appuntamento dedicato alla “verifica” e allo stato di salute delle acque marine in Emilia-Romagna alla struttura oceanografica Daphne. Tutto sommato l’alto Adriatico ancora una volta ha retto bene. Resta comunque un bacino fragile: per la presenza di apporti di acque dolci dai fiumi padani (e surplus di sostanze nutritive), per la sue caratteristiche di mare chiuso e basso, per la pesca intensiva. Quest’anno nell’area settentrionale della Regione, “a sorpresa”, in piena estate, si sono verificati fenomeni di eutrofizzazione, la cui conseguenza, la carenza di ossigeno, ha provocato morie di organismi marini e spiaggiamento di pesci e molluschi sulle spiagge dei lidi ferraresi. La causa sarebbe degli apporti del Po, causa le tante piogge tardo primaverili. L’estate un’altra caratterizzazione l’ha avuta: l’abnorme crescita e accumulo lungo le spiagge romagnole di macroalghe verdi nei primi metri della fascia di balneazione. «Un fenomeno del tutto innocuo che ha interessato un primissimo tratto di mare – sintetizza Carla Rita Ferrari, responsabile della struttura Daphne II di Arpa Emilia Romagna – Si è trattato di alghe della famiglia delle Ulvacce che stagionalmente fanno la loro comparsa. Se non vengono rastrellate via, sedimentano. Si tratta di un fenomeno fisiologico per il nostro mare, che non va considerato e inteso come fosse una piscina». E aggiunge: «Le mucillagini non hanno fatto che un labile capolino sulla colonna d’acqua, già più marcato nella presenza al largo delle coste venete. Gli ultimi eventi consistenti risalgono al 2004»

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