Il mito non c’è più, ma il marchio è forte. Eventi, divertimento, ospitalità, spiaggia a portata di tutti, buona cucina sono un mix di offerta ancora molto ricercato sui mercati italiani e stranieri. Così, se il mito vero e proprio della riviera romagnola e della Rimini presa d’assalto degli anni d’oro è in crisi, a causa di una concorrenza sempre più spietata e di un rinnovamento che latita, il brand è forte più che mai e capace di esercitare appeal su turisti interessati a trovare su poche decine di chilometri quadrati ogni elemento cardine della vacanza. «I dati del brand sono forti – spiega Rinaldis, presidente dell’associazione albergatori di Rimini – al di là della crisi. Le visite dei siti istituzionali legati al turismo danno dei risultati positivi in termini di accessi che però poi non si concretizzano. E’ chiaro che oggi i tempi del prodotto sono veloci, è fondamentale innovare continuamente perchè le novità hanno dei tempi di vita molto brevi. I fondamentali del mito della Rimini di una volta, con le sue spiaggia, la buona cucina, i vitelloni, l’accoglienza oggi sono difficili da costruire perché tutto è molto più rapido. Ma è anche vero che Rimini è una città che prova ad avere vitalità». Con la Notte Rosa, ad esempio, ma anche con tanti piccoli e grandi eventi che nella riviera ogni visitatore durante l’estate può trovare e che vanno dal semplice intrattenimento dedicato a genitori e bambini, alle fiere, fino a concerti. E se le discoteche non sono più l’esempio di trasgressione e novità assoluta di un tempo, con le feste in spiaggia e aperiparty si cerca di recuperare il fascino di un tempo. Ma non è più mito, probabilmente, indebolito dal fatto che oggi non c’è più solo Rimini a fornire quel tipo di offerta. «Non c’è più tempo per i miti, bisogna sempre cambiare e offrire sempre qualcosa in più. Anche per quel che riguarda la Notte rosa, la gente non viene solo per i grandi nomi, viene per tutto ciò che quell’evento crea, viene per il messaggio di una Rimini che fa parlare di sé». E, tutto sommato, se persino una potenza come Trivago si scomoda per mandare in onda una pubblicità del suo motore di ricerca per hotel dove viene indicata Rimini come località di vacanza, qualche charme ancora lo deve esercitare per forza. «Tutto sommato Rimini – spiega Piero Meldini, scrittore e intellettuale riminese, ex direttore della biblioteca Gambalunga – conserva ancora un immaginario balneare e appeal anche se ha perso gli eccessi del divertimentificio. Prima si era cercato di incentrare l’immagine della città come capitale della notte, dell’eccesso, del vizio, nonostante poi la gran parte dei turisti fossero famiglie. Si stava rischiando di perdere il turismo vero che esisteva per cercarne uno limitato non sempre piacevole. Possiamo dire che la vera forza di Rimini sia stata di avere un’offerta diversificata». Wikipedia, il sito enciclopedico più consultato on line però, se riconosce il primato di Rimini dal secondo dopoguerra in poi, ne riconosce la fase involutiva dagli anni ottanta a oggi. Si legge sul sito: «L’offerta non si rinnova, ripropone prodotti-vacanza ormai superati. Anche la mancata attenzione all’ambiente si fa sentire. Si verificano contemporaneamente due fenomeni negativi: l’aumento della cementificazione e l’aumento dell’inquinamento atmosferico. Ne risente la qualità dell’acqua: le cattive condizioni del mare non sono il miglior biglietto da visita dei lidi romagnoli. A poco a poco, la Riviera romagnola perde attrattiva nei mercati europei, riducendosi a luogo privilegiato per il turismo nazionale. Alla fine del XX secolo a Rimini, per esempio, la quota delle presenze straniere è del 25% (contro il 70% della Costa Brava)».

Marco Andreoli
Sull'autore

Ex capo redattore di una nota testata editoriale in Romagna. Mi occupo prevalentemente di cronaca.

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