«Il nostro primo problema – sottolinea Ornella Giacomini della Filt Cgil – era se far partire i voli». Ieri ce n’erano quattro pronti al decollo «e i dipendenti, con il senso di responsabilità che li ha contraddistinti sinora, non si sono tirati indietro. Sino al 30 giugno il posto di lavoro dovrebbe essere garantito, ma ci stiamo ponendo mille domande. Chi avrà titolo per corrispondere gli stipendi? Che fine farà l’a eroporto? Quale sarà la pianta organica?». «I dipendenti di Miramare – nota Giacomini – non sono affatto in eccesso, sono il numero giusto. E diminuire il personale operativo significherebbe non far volare più nessuno. Sabato scorso dal Fellini sono passate 4mila persone, ieri altre 1.500. Speriamo solo di non arrivare alla cassa integrazione». «L’anomalìa vera – aggiunge Giacomini – è che quando le altre aziende falliscono, chiudono i battenti, mentre qui si può continuare a lavorare: per ora la speranza c’è, mi auguro che non sia come quella avuta nei 20 giorni passati». Un altro interrogativo è quello che riguarda il servizio di facchinaggio che, con un contratto esterno, si occupa del carico e dello scarico dei bagagli: «La loro presenza è fondamentale, ma non è detto che abbiano interesse a lavorare per una società dichiarata fallita». Cgil, Cisl e Uil non si fermeranno comunque al curatore: «Vogliamo un confronto prima con la Regione, poi con Provincia e Comune sperando che i tavoli politici possano mantenere vivo l’aeroporto».

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