È stato prorogato fino al 31 dicembre 2018 il Protocollo d’in tesa promosso dal prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia per ridurre gli sfratti. Di per sé questa è una buona notizia, ma sul tema sfratti il Comune di Imola non riesce più a tener monitorata la situazione. Complice l’accorpamento della sezione distaccata imolese (che fino a settembre era i n v i a C avour) con il Tribunale di Bologna, non si riesce più ad avere dati disaggregati. O meglio, non in tempi rapidi. «Non sono dati informatizzati. Ho chiesto al Tribunale come potevamo fare e ci è stato detto che se del nostro personale va a controllare i fascicoli manualmente l’operazione è possibile – racconta l’assessore alla casa Barbara Lo Buono, presente ieri alla firma del protocollo in Prefettura -. Ma non possiamo permetterci di mandare qualcuno a fare solo quel lavoro. Purtroppo la perdita del tribunale a Imola, oltre ad altri problemi, ci impedisce anche di monitorare gli sfratti. Il trend è in aumento, ma non sappiamo quantificarlo». Qualcosa di più si potrà sapere a fine anno tramite la conta di chi si è rivolto allo sportello comunale, «ma non consentirà comunque di avere un quadro preciso della situazione» aggiunge l’assessore. Entrando nel merito del protocollo sottoscritto tra Prefettura, Tribunale di Bologna, Regione, Provincia, i Comuni di Bologna e Imola, Anci, Ordine degli avvocati di Bologna, sindacati (Cgil, Cisl e Uil), associazioni rappresentative dei proprietari ed inquilini, fondazioni bancarie e istituti di credito, non ci sono variazioni rispetto a quello sottoscritto ad ottobre 2012. «Lo si è fatto sostanzialmente perché non c’erano i tempi tecnici, dal momento che il prefetto andrà in pensione. Eppure qualcosa da migliorare ci sarebbe. Per esempio – continua la Lo Buono – avremmo voluto inserire tra i beneficiari anche gli sfrattati delle case delle cooperative a proprietà indivisa». Il Fondo di salvaguardia, messo a disposizione dalla Regione, continuerà ad essere gestito dalla Provincia di Bologna e destinato all’erogazione dei contributi a fondo perduto in favore degli inquilini in possesso dei requisiti previsti dal protocollo. Per il pagamento della restante percentuale di morosità non coperta dal contributo a fondo perduto, l’inquilino potrà continuare a rivolgersi agli istituti bancari che hanno aderito al protocollo, chiedendo l’apertura di una linea di credito che copra fino ad un massimo del 50% della somma residua, credito che sarà garantito dal fondo di garanzia messo a disposizione dalle fondazioni bancarie aderenti.

Marco Andreoli
Sull'autore

Ex capo redattore di una nota testata editoriale in Romagna. Mi occupo prevalentemente di cronaca.

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