Doppio scivolone per governo e maggioranza sul decreto sviluppo. Il primo perché non sono riusciti a portarlo in ratifica «dopo avere atteso 3 mesi prima di portarlo in aula e dopo aver mostrato di non avere minimamente raggiunto l’accordo al suo interno sulle misure da inserire». Il secondo perché non rappresenta la così tanta attesa scossa decisa per «attrarre investimenti, nuove imprese e nuova occupazione in territorio». Civico 10, in una nota, boccia il decreto che definisce, senza troppi mezzi termini, quello «delle occasioni mancate». Al posto di «norme coraggiose», dopo l’uscita dalla black list, «ci saremmo ritrovati – lamenta Civico 10 – un decreto con parametri molto difficili da raggiungere per la gran parte delle imprese che potevano essere interessate al nostro Paese». Troppo pesanti sono per i civici i requisiti da rispettare per gli imprenditori interessati ad avere una residenza: «Almeno 5 dipendenti assunti, che diventano 8 per le imprese industriali più una fideiussione a garanzia di 300 mila euro, o l’acquisto di un immobile di pari importo; più una polizza assicurativa a copertura di sanità e assistenza per 2 anni». Il primo obiettivo, prima di pensare ai grandi investimenti, per i civici, deve essere quello di «cercare di riportare imprese in territorio». Quindi, «pur con tutte le garanzie- proseguono – anche i piccoli investimenti e le piccole imprese sono importanti». Per questo motivo, Civico 10 rilancia la proposta di «una forma di residenza di tipo diverso, semplificata, da concedere a chi aprisse un’impresa in territorio occupando almeno 2 lavoratori sammarinesi o residenti, una fideiussione pari ad almeno 26 mila euro a copertura di crediti dello Stato o dei lavoratori». Proposta bocciata dalla maggioranza, «rinviandola ad una futura legge». Civico 10 punta poi il dito contro i benefici concessi agli operatori turistici: sgravi ad hoc e abbattimento dell’aliquota più alti rispetto altri operatori. «Alla faccia dell’equità, dell’organicità e della sistematicità degli interventi». A decreto scaduto e rinnovato, ci sono altri 90 giorni di tempo per riportalo in Aula: «Vedremo porterà consiglio».

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